Verdi – Falstaff – Fulgida Alice! Amor t’offro… Quell’otre, quel tino

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Verdi – Falstaff – Fulgida Alice! Amor t’offro… Quell’otre, quel tino

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Italian lyrics

‘Fulgida Alice! amor t’offro…’
Ma come?
Che cosa dice?
Salvo che il nome
La frase è uguale.

Alice
‘Fulgida Meg! amor t’offro…’

Meg (continuando)
‘… amor bramo.’

Alice
Qua ‘Meg’, là ‘ Alice ’.

Meg
È tal e quale.
(come sopra)
‘Non domandar perchè, ma dimmi…’

Alice
‘… t’amo.’ Pur non gli offersi Cagion.

Meg
Il nostro caso è pur strano.

Quickly
Guardiam con flemma.

Meg
Gli stessi versi.

Alice
Lo stesso inchiostro.

Quickly
La stessa mano.

Nannetta
Lo stesso stemma.

Alice, Meg (leggendo insieme.)
‘Sei la gaia comare, il compar gaio
Son io, e fra noi due facciamo il paio.’

Alice
Già.

Nannetta
Lui, lei, te.

Quickly
Un paio in tre.

Alice
‘Facciamo il paio in un amor ridente di donna bella e d’uom…’

Tutte
‘… appariscente…’

Alice
‘E il viso tuo su me risplenderà come una stella sull’immensità.’

Tutte (ridendo)
Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!

Alice
‘Rispondi al tuo scudiere,
John Falstaff Cavaliere.’

Tutte
Mostro!

Alice
Dobbiam gabbarlo.

Nannetta
E farne chiasso.

Alice
E metterlo in burletta.

Nannetta
Oh! Oh! che spasso!

Quickly
Che allegria!

Meg
Che vendetta!

Alice
Quell’otre! quel tino!
Quel Re delle pance,
Ci ha ancora le ciance
Del bel vagheggino.
Quickly (ad Alice)
Quel’uomo è un cannone!
Se scoppia, ci spaccia.
Meg
Un flutto in tempesta
Gittò sulla rena
Di Windsor codesta
Vorace balena.
Nannetta (ad Alice)
Se ordisci una burla
Vo’anch’io la mia parte.

Alice
Quell’otre! quel tino!
Quel Re delle pance,
Ci ha ancora le ciance
Del bel vagheggino.
E l’olio gli sgocciola
Dall’adipe unticcio
E ancor ei ne snocciola
La strofa e il bisticcio!
Lasciam ch’ei le pronte
Sue ciarle ne spifferi;
Farà come i pifferi
Che sceser dal monte.
Vedrai che, se abbindolo
Quel grosso compar,
Più lesto d’un guindolo
Lo faccio girar.
Meg (ad Alice)
Quell’uomo è un cannone!
Se scoppia, ci spaccia.
Colui, se l’abbraccia,
Ti schiaccia Giunone.
Ma certo si spappola
Quel mostro a un tuo cenno
E corre alla trappola
E perde il suo senno.
Potenza d’un fragil
Sorriso di donna!
Scienza d’un agile
Movenza di gonna!
Se il vischio lo impegola
Lo udremo strillar,
E allor la sua fregola
Vedremo svampar.
Nannetta (ad Alice)
Se ordisci una burla,
Vo’ anch’io la mia parte.
Conviene condurla
Con senno, con arte.
L’agguato ov’ei sdrucciola
Convien ch’ei non scerna;
Già prese una lucciola
Per una lanterna.
Che il gioco riesca
Perciò più non dubito;
Per coglierlo subito
Bisogna offrir l’esca,
E se i scilinguagnoli
Sapremo adoprar,
Vedremo a rigagnoli
Quell’orco sudar.
Quickly (ad Alice, Nannetta e Meg)
Un flutto in tempesta
Gittò sulla rena
Di Windsor codesta
Vorace balena.
Ma qui non ha spazio
Da farsi più pingue;
Ne fecer già strazio
Le vostre tre lingue.
Tre lingue più allegre
D’un trillo di nacchere,
Che spargon più chiacchiere
Di sei cingallegre.
Tal sempre s’esilari
Quel bel cinguettar.
Così soglion l’ilari
Comari ciarlar.

(Mr. Ford, Dr. Cajus, Fenton, Bardolfo, Pistola entrano, tutti in gruppo, parlando a Ford.)

Dr. Cajus (a Ford)
È un ribaldo, un furbo, un ladro,
Un furfante, un turco, un vandalo;
L’altro di mandò a soqquadro
La mia casa e fu uno scandalo.
Se un processo oggi gl’intavolo
Sconterà le sue rapine.
Ma la sua più degna fine
Sia d’andare in man del diavolo.
E quei due che avete accanto
Gente son di sua tribù.
Non son due stinchi di santo
Nè son fiori di virtù.
Bardolfo (a Ford)
Falstaff, sì, ripeto, giuro
(per mia bocca il ciel v’illumina)
Contro voi John Falstaff rumina
Un progetto alquanto impuro.
Son uom d’arme e quell’infame
Più non vo’ che v’impozzangheri;
Non vorrei, no, escir dai gangheri
Dell’onor per un reame!
Messer Ford, l’uomo avvisato
Non è salvo che a metà.
Tocca a voi d’ordir l’agguato
Che l’agguato stornerà.
Pistola (a Ford)
Sir John Falstaff già v’appresta,
Messer Ford, un gran pericolo.
Già vi pende sulla testa
Qualche cosa a perpendicolo.
Messer Ford, fui già un armigero
Di quell’uom dall’ampia cute;
Or mi pento e mi morigero
Per ragioni di salute.
La minaccia or v’è scoperta,
Or v’è noto il ciurmador.
State all’erta, all’erta, all’erta!
Qui si tratta dell’onor.

Fenton (a Ford)
Se volete, io non mi perito
Di ridurlo alla ragione
Colle brusche o colle buone,
E pagarlo al par del merito.
Mi dà core e mi solletica
(E sarà una giostra gaia)
Di sfondar quella ventraia
Iperbolico-apoplettica.
Col consiglio o colla spada
Se lo trovo al tu per tu,
O lui va per la sua strada
O lo assegno a Belzebù.
Ford (da sé, poi agli altri)
Un ronzio di vespe e d’avidi
Calabron brontolamento,
Un rombar di nembi gravidi
D’uragani è quel ch’io sento.
Il cerèbro un ebro allucina
Turbamento di paura;
Ciò che intorno a me si buccina,
È un sussurro di congiura.
Parlan quattro ed uno ascolta;
Qual dei quattro ascolterò?
Se parlaste uno alla volta
Forse allor v’intenderò.

Verdi – Falstaff – Fulgida Alice! Amor t’offro… Quell’otre, quel tino